Il bambino tiranno

Quando andavo alla materna c’era un bambino grande che tutti temevamo. Era prepotente, aggressivo e minaccioso e diceva un sacco di cattiverie.

Un giorno mia madre arriva tardi a prendermi; io aspetto appena dentro l’ingresso della scuola insieme ad altri bambini vigilati dalla Tina, la bidella.

Nel gruppetto c’è anche lui. Io sono seduta con le gambe raccolte dentro ad un cubo aperto su una faccia laterale e da lì dentro lo osservo. Ha una camicia con un taschino e dentro al taschino tiene un mazzetto di figurine di cui sembra molto orgoglioso: le mostra ma non le fa tenere a nessuno e blatera in giro le sue sciocchezze antipatiche. Ad un tratto passa vicino al mio cubo radente l’apertura…è distratto, cammina veloce…io aspetto e, in un riflesso di ‘giustizia sociale’, allungo un piede, con precisione. Mentre lui spicca il volo completamente impotente e le sue figurine esplodono in aria e si sparpagliano a terra, io provo un senso di liberazione. Mi sorprende vederlo vulnerabile e umiliato: frigna e protesta capriccioso, da piccolo, quale è. Tina, giustamente, mi riprende ma finalmente arrivano i genitori e andiamo tutti a casa.

Da quel giorno non ne ho più avuto paura.

 

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