Che fine fanno le parole sprecate?

Che fine fanno le parole sprecate? Quelle dette al momento sbagliato, o nella maniera sbagliata, o alla persona sbagliata. Quelle che non arrivano a destinazione, insomma.
Che fine fanno le parole non nate? Quelle che si generano e si propagano con impeto nelle viscere, ma poi soffocano nell’autocensura prima di vedere la luce. Esiste un limbo anche per le parole mai nate, oltre che per i bimbi?
Che fine fanno le parole fraintese? Quelle comprese ma rifiutate? Quelle distorte e tradite?

E che fine fanno le parole ignorate?
Quelle che non trovano un varco nell’anima. Quelle che disperatamente chiedono di essere afferrate, amate, conservate, e invece scivolano sulla superficie viscida della paura e della noncuranza, costrette a vagare eternamente senza meta come un corpo abbandonato nello spazio.
Voi, poeti, le riconoscete? Sapreste come salvarle? E dare loro un luogo in cui vivere, o almeno essere ricordate, o almeno riposare in pace abbracciate al proprio senso.

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