Hey Momma, look at me

Cantiamo a squarciagola mentre il sole picchia sulla lamiera della mia auto, P. tiene il tempo tamburellando sulla gamba destra. Guardo i suoi pantaloni di pelle lucidi mentre i suoi capelli paglierini rimbalzano posseduti fino a sbattere sulla capotte dell’abitacolo.

“Living easy, living free/Season ticket on a one-way ride […] Don’t need reason, don’t need rhyme/Ain’t nothing I would rather do […]

Il subwoofer gracchia. Semaforo rosso. Gli faccio un cenno, lui mi passa una sigaretta, metto in folle.

“No stop signs, speed limit […] Hey Satan, payed my dues […]Hey Momma, look at me/I’m on my way to the promised land”

Il traffico ci ingoia, di fianco a noi un uomo asserragliato nel suo Suv, si allenta la cravatta regimental mal celando profondo disgusto per la nostra performance; poco più avanti una donna sulla cinquantina con i capelli cotonati si sistema il rossetto. Io cerco l’accendino.

Poi arriva lei. Dritta come un fuso sul tettuccio di una 127 azzurro cielo; le braccia aperte in un abbraccio infinito, lo sguardo aperto di chi non osserva nessuno ma vede tutto, l’aureola perde i suoi contorni sotto il sole cocente.

Mi cade la cenere sul seno. “I’m on the highway to heeeeeell!”

 

 

 

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