Ieri

Ieri ti ho tradito.
Ho preso la macchina, sono uscita da casa tua con la netta consapevolezza che non mi andava di tornarci; ti ho salutato guardandoti dritto gli occhi. Ti ho baciato e poi ho chiamato lui.
Avevo ancora il tuo profumo addosso. Ma ti ho tradito.
E mi è piaciuto.
Ci siamo incontrati verso sera, abbiamo chiacchierato come fanno i vecchi amici, abbiamo aperto qualche bottiglia, riso e scherzato, sapendo entrambi come sarebbe andata a finire. Finisce sempre così quando ci vediamo. La mattina ci siamo salutati con il sorriso in faccia. Lui mi piace, e so di piacergli. Lo sento quando mi stringe, lo vedo quando mi guarda. La cosa che mi fa più ridere è che ti senti in controllo della situazione, che credi di essere padrone del mondo e dei miei sentimenti. Credi di avermi sotto scacco e invece sono nata e morirò libera.
Sei stato troppo distratto, troppo egoista, troppo noioso. Eppure sono rimasta con te qualche tempo, perché credevo di amarti, perché ero drogata dalla routine, perché credevo di non avere di meglio da fare.
O forse perché in fondo l’accidia è un peccato capitale tanto quanto la lussuria.

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