LoKomotive

C’era qualcosa di pesante nell’aria. Non era stanchezza né mancanza d’energie. Era insoddisfazione con un peso specifico elevatissimo. Nonostante fumassi e bevessi a tutto andare quella sensazione non se ne andava. Stava lì come un macigno che incurva la schiena, era voglia di non fare più nulla, mangiare, bere, o camminare. Anche il solo pensare o meglio cercare di pensare ad altro era un pugno nella bocca dello stomaco, era togliersi il respiro consapevolmente con la speranza che non tornasse quella fitta. C’era la voglia di librarsi nell’aria anche solo per pochi istanti con la consapevolezza di non saper volare. Pochi istanti nel vuoto prima di essere inglobato dalla forza di gravità, dalla pesantezza dell’esistenza. Tutto era nebbia e umidità, odore di legna bruciata e boscaglia fitta e tutto era così strano seppur ben conosciuto. Per guida non rimaneva altro che il fischio di una locomotiva in lontananza. Sentore di viaggi e voglia di fuga ma la strada era ancora lunga e una sola cosa accompagnava il tragitto, il senso d’essere dentro l’inferno e non avere la minima idea di come uscirne.

“I know it looks like I’m insane take a closer look I’m not to blame, if love is blind I guess I’ll buy myself a cane”

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