Blu

Saliamo le scale, io sto davanti a lei facendole strada, non è facile passare fra tutta quella gente, soprattutto considerando il fatto che è parecchio tardi, il rimmel mi cola sulla faccia e ho in corpo una quantità di alcol considerevole.
Però sto bene.
Sembra di avere la testa infilata in una Boulle de Neige scossa ripetutamente dall’esterno; ma tu te ne freghi perché tanto sei il pupazzo con i piedi attaccati sul fondo.
Un respiro alla volta, ci siamo quasi. La musica intanto cambia. Inizio a vedere l’altra sala. Perché diavolo mi sono messa i tacchi? Chi me lo ha fatto fare? Mi volto e mi assicuro che Sabrina mi stia ancora seguendo, lei sbatte gli occhioni blu e sorride come nulla fosse.
Il ragazzo che sta sullo scalino tra me e lei fischia in un moto d’approvazione, mentre mette la mano sul pacco.
Sabrina alza lo sguardo, la sua espressione non si modifica, percorre languida i due scalini che la separano dal marcantonio in tutto lo splendore del suo metroesessantacentimetri; si ferma davanti a lui. Lo fissa dritta in volto. Poi gli mette una mano alla gola: “Chi cazzo sono io, il tuo cane?”.

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