Squilla il telefono poi il citofono 

La sera dell’ultimo giorno del 2002, era seduto sul letto del suo seminterrato.

Aveva appena scoperto il suo amico coinquilino scoparsi la ragazza coi dreadlock che gli piaceva da tanti mesi. Aveva fatto lo stesso, all’opposto, solo qualche settimana prima.
La psilocibina hawaiana che aveva assunto cominciava a rendere i bordi dell’aria nella stanza più contrastati; il cane apparve sulla porta, la coda colpiva gli stipiti swingando lievemente. Si sorrisero.

Sullo schermo, La Mummia 2 proiettava colori sovrumani.

Un piccolo melone trasparente fluiva privo di gravità dai palmi ai dorsi delle sue mani brillando calore.
Vorrebbe solo incontrare persone che ama, stasera.

Cosi
Squilla il telefono, Niccolò.

Poi il citofono, Anna e la sua macchina si è rotta a 200 metri da casa. Ridono vedendosi, capendosi.
Tutto è pronto per la chiamata.

Lo dice a voce alta, un istante prima che squilli il telefono. Poche parole, poi: cane, macchina, autostrada deserta, aspettando di morire perché la felicità perfetta non può essere di questo mondo. 95 km dopo, è alla porta della ragazza dai capelli rossi. Il cane gratta lo zerbino, quella stessa notte concepirà dieci cuccioli. La sfera trasparente, aggrappata alla mano, riflette la luce del corridoio.

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