Blu

Saliamo le scale, io sto davanti a lei facendole strada, non è facile passare fra tutta quella gente, soprattutto considerando il fatto che è parecchio tardi, il rimmel mi cola sulla faccia e ho in corpo una quantità di alcol considerevole.
Però sto bene.
Sembra di avere la testa infilata in una Boulle de Neige scossa ripetutamente dall’esterno; ma tu te ne freghi perché tanto sei il pupazzo con i piedi attaccati sul fondo.
Un respiro alla volta, ci siamo quasi. La musica intanto cambia. Inizio a vedere l’altra sala. Perché diavolo mi sono messa i tacchi? Chi me lo ha fatto fare? Mi volto e mi assicuro che Sabrina mi stia ancora seguendo, lei sbatte gli occhioni blu e sorride come nulla fosse.
Il ragazzo che sta sullo scalino tra me e lei fischia in un moto d’approvazione, mentre mette la mano sul pacco.
Sabrina alza lo sguardo, la sua espressione non si modifica, percorre languida i due scalini che la separano dal marcantonio in tutto lo splendore del suo metroesessantacentimetri; si ferma davanti a lui. Lo fissa dritta in volto. Poi gli mette una mano alla gola: “Chi cazzo sono io, il tuo cane?”.

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Pittura 

Dipingo. Lo faccio spesso quando vivo su questa spiaggia. Dipingo perlopiù corpi e volti iperespressivi, ma la famiglia, che ci affitta la stanza in una parte della propria casa, non sembra stupirsi particolarmente.

A poco a poco però, prima Lakshmi, che parla inglese, poi gli altri, uno alla volta, vengono a vedere cosa sto facendo.

A volte sembrano apprezzare. Forse il mio stile iperfisiognomico somiglia a certa iconografia di queste parti. Magari semplicemente  piace, anche se è strano. Vorrei tanto parlare questa lingua: il kannada.

Oggi sono arrivate le ragazze con un dado da gioco. Lakshmi chiede se può usare i miei colori per ridipingerne i numeri cancellati. Così sono tutti intorno a me, arrivano anche i bambini, che di solito se ne stanno strategicamente a distanza. 

A turno guardano: il quadro, i colori, i pennelli, le mie mani, me, il quadro, i colori. ..Non riesco più a continuare.

– Cos’è? – Chiede.

– Sono facce – Rispondo.

Ridiamo tutti.

“Like x-ray, inside body looking.” Sono scorticati anatomici con degli innesti di tubi.

Lakshmi colora prima di bianco ogni faccia del dado – così si vedono meglio i numeri – mi dice.

Heart of Summer

Warm summery sunshine gleemed off my sister’s golden curls as she ran across the lush grass toward an old, round wooden cable spool on it’s side – a makeshift table my dad had put in the middle of the yard. He was wearing a threadbare button down shirt, (as he usually did in the summer months) paired with his bib-overalls – the kind with the hammer hook on the side that makes a perfect gripping spot for little girls hands. He held a large and well worn butcher knife in one massive hand.  Under the other he steadied a well ripened watermelon, two tone stripes running across it’s oblong body, one side slightly flattened, with a yellow hew to its skin from laying in the dirt as the melon grew. My sister and I looked up in anticipation at his weathered face.  The ripe melon split with a crack under the blade as the pressure of the fruit inside caused it to burst free of the imprisoning rind.  Selflessly, he cut a sliver out of the center of the melon and held it out… selflessly, because as we all know, the heart is the sweetest part.

L’officina di Tony

Tony è il mio meccanico di fiducia. Calabrese coriaceo, un metro e sessantacinque per due mani dotate di piccoli tronchi al posto delle dita e una solidità generale degna di un cinghiale dell’Aspromonte. Ogni volta che arrivo con la mia Audi da zingaro (come la chiama lui) inizia il teatrino.
“Mannaia la puttana ma sempre co sto scassone stai ?!”

a cui segue risata corale perché quando ride lui ridono pure il suo dipendente, un anziano in pensione che gli da una mano e la segretaria dai capelli “biondo lady gaga” che gironzola sul soppalco dell’officina fiera delle sue minigonne nonostante le 60 primavere.

“Cos’ha sta maccana eh? Cos’ha visto stavolta?”

E io giù a parlargli di spie che si accendono e che fanno somigliare il cruscotto all’albero di natale a led che m’ha venduto quel bastardo di Chang a 15 euro per poi scoprire che al Lidl lo facevano a 10.

Appena Tony termina il primo atto della commedia apre il cofano, manda l’anziano a prendere il computerino e si accende una Nazionale offrendomene una pur sapendo che non fumo

“che cazzo di uomo sei, non fumi! Non bevi, non mangi la carne ma almeno scopi cazzu?!!” E giù con un’altra risata corale mentre io paziente alzo gli occhi al cielo e sbircio il perizoma di lady gaga.

To catch a train

– We can make it to the next station, he said.

I looked down on the small man, not even half my size.

– 400 Baht!
– 200 or I’ll take the morning train.
– Okay farang, let’s go!

I jumped on the motorbike and took a sturdy grip around the waist of the driver, knowing this will be unpleasant, and we took off.

Speeding through downtown Bangkok, cutting red lights and zigzagging between cars at 110 km/h during rush hour… I was completely terrified… Certain to die for the first five or ten minutes, I could do nothing but to hold on.
Then suddenly my state of mind changed. My senses felt sharpened and I started to smile.

There were no fear present anymore when the driver stopped the bike, just as the train came to a halt at the platform. I got off and dug two wrinkled notes out of my pocket. As I handed him the money I looked him in the eyes and maniacally started to laugh
He said something in Thai as I turned around and started walking towards the train, still laughing. I guess it was an insult, but I didn’t mind. I never felt so alive.

2008, December 8th

I had quarreled with my colleagues after getting drunk at a restaurant.I walked to the rocks near the sea.I found this girl and boy,both Caucasians,mid twenties.They asked me to sing.As I started singing ,they started kissing passionately.Soon,I was just a background to their romance. I walked on .After a few minutes,I met a completely sloshed french girl who wanted my Beatles’ T-shirt. ” How much you want?” she screamed. I said “talk to me for one hour”. She agreed but soon her friends came.They were relieved she hadn’t drowned in the sea.They took her away.I walked on. Next, I met some Russians playing guitar.I started singing . They tolerated for a while and then went away,without saying goodnight.I walked towards the sea and saw a white man with silver hair, meditating. “Open your eyes!”I shouted.No response.I said he would never get Nirvana and laughed. “Please go away”, he said meekly.I felt guilty and walked on.I sat down on the sand.The night was getting colder when I saw a bald man in black robes walking across me. “Hey! Are you the pope? ” I shouted.He walked to me and said ” I am Italian but not the Pope.”We laughed and started talking.

Risvegli

Abbiamo scopato così forte che il cazzo stamattina mi bruciava come se avessi mangiato una salsa fatta del più potente peperoncino messicano. Sono esausto. Ho fame. Vorrei alzarmi dal letto, andare in cucina, aprire il frigo e prendere la prima schifezza che trovo e una birra gelata. O anche solo delle patatine, mi sembra ne siano avanzate un po. Vorrei accendermi una sigaretta ma avendo ripreso a fumare tabacco ciò comporterebbe una fatica fisica ed un impegno manuale e ora  non ci riesco, sono stanco e poi non riesco a togliere gli occhi dalla tua linea perfetta. Una linea che parte dai tuoi capelli scende sul collo pieno di segni che ti ho lasciato stanotte, scollina sulla spalla per poi precipitare sul tuo fianco così mediterraneo e liscio e poi ancora prosegue disegnando il più bel culo che abbia mai visto e procede diretta e decisa a disegnare la tua gamba lunga e affusolata chiusa dal piede che ho mordicchiato ieri sera mentre giocavamo prima del sesso. Voglio morire così, esausto ma mai sazio di te.

VOLPI A BERLINO

Shaker schizza come una molla, mi accorgo che sta rincorrendo una volpe. La sua schiena è contratta in un’implosione di pelo bianco, muscoli ed ossa, con la coda alta.
Me lo aveva detto il vicino che in questo periodo si vedono animali selvatici in città.
La volpe, con un balzo altissimo, supera la rete di recinzione. Shaker tenta di fare lo stesso, ma forse non ha visto bene la rete, con tutta quell’edera!
Mi blocco attonita guardando il mio peloso amico fracassarsi. Sembra Tom e Jerry. Una fisarmonica di pelo bianco spiaccicata come una frittella contro la rete: questa è l’immagine che mi travolge.
Non posso trattenere una violenta risata, forse addirittura due e un po’ me ne vergogno, perché immediatamente mi preoccupo, ha preso una botta fortissima.
Mi avvicino per controllare il muso, vedo un paio di graffietti piccoli ma non faccio in tempo a guardare meglio, che Shaker subito si scosta come per nascondersi. Sarà che si vergogna?
Fanculo le risate fuori controllo! Comunque non sanguina, sembra stare bene… faccio così: abbozzo, no? Faccio finta di niente.
Shaker intanto ha visto una lucertola ed è già balzato tre metri più in là.

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